18 Lug

L’aereo finisce lungo, di chi è la colpa?

Prima di tutto la notizia: un A320 della TAM, compagnia brasiliana atterra durante un momento di forte pioggia, tocca per terra, l’asfalto è bagnato, troppo bagnato, la pista non drena, l’aereo scivola via, attraversa la strada che gira attorno alla pista, incoccia prima contro una pompa di benzina, poi contro un hangar della stessa TAM, prende fuoco l’aereo, prende fuoco il palazzo. 250 morti, in crescita. Per la cronaca l’aereo era PR-MBK.

Prima di tutto un pensiero per le vittime, morte senza capire e senza poter fare nulla.
In secondo luogo mi sono chiesto a chi può essere attribuita la colpa.

Sono andato a controllare i dati dell’aeroporto di San Paolo, su wikipedia. Stando ai dati del 2005 risulta essere il più trafficato del Brasile, con un traffico di 17.500.000 passeggeri; tanto per fare un paragone considerate che Malpensa, il secondo più trafficato d’Italia, ne conta 21.700.000, non tantissimi di più. Questo significa che di aerei ne partono e ne arrivano tanti. Le piste sono due, molto molto corte, una di 1940 metri, una di 1435, e sono pure in mezzo alla città.


san-paolo.jpg

Quelle di Malpensa? sempre due, ma lunghe il doppio, 3915 metri ciascuna. Eppure di incidenti ce ne sono stati pochi, quello di ieri, e quello di un ATR arrivato lungo, qualche giorno fa. Un aeroporto trafficato, due piste cortissime, eppure se ne parla solo in casi di incidente come questo.

Di primo acchito direi che non è colpa dell’aeroporto, non è nemmeno colpa della sentenza annullata in appello che considerava la pista troppo corta. Mi spiego, quando un aereo atterra non atterra alla cieca sperando di fermarsi, ciascun tipo di aeromobile ha documenti su documenti, carta su carta, che certifica con la massima precisione quali sono le condizioni di pista, meteo e di peso con cui un aereo può atterrare, e in quanti metri si ferma.
A Firenze (pista corta, montagna da una parte e autostrada dall’altra) basta 1 nodo in più di vento traverso che gli aerei vengono dirottati qui a Bologna (con grande nostra soddisfazione).

L’altro giorno un pilota di Alitalia mi ha gentilmente mostrato tutta la “carta straccia” che gli viene fornita per ogni volo: bollettini meteo, condizioni dell’aereo, tratte fatte in precedenza e problemi riscontrati, condizioni strutturali di aeroporto di partenza e di arrivo (i cosiddetti NOTAM), e di tutti gli alternati.

L’aeroporto in questione aveva avuto dei lavori di recente alla pista, e l’acqua non veniva smaltita bene durante le pioggie. Spero questo fosse specificato nel NOTAM.
I casi sono due: o nel NOTAM non c’era traccia di queste informazioni e allora i delinquenti sono quelli che i NOTAM li scrivono (perché hanno messo un pilota nelle condizioni di atterrare con una situazione a lui non conosciuta) o la colpa è del pilota del TAM. Piove, c’è vento, la pista è bagnata e, come ben sai, è pure molto corta, se hai compilato bene il tuo piano di volo e ti sei fatto rifornire bene di carburante per l’alternato ne hai, ne hai in abbondanza, se decidi di scendere la responabilità è tua.

Riporto due estratti di un articolo comparso sul sito dell’ANSA.

Il pilota era stato avvertito del rischio di ‘atterrare lungo’ dalla torre di controllo, e comunque tutti i piloti che usano quell’aeroporto in pieno centro della città, circondato da grattacieli, conoscono bene i pericoli che corrono (e li hanno denunciati innumerevoli volte).

kai-tak.jpgQuindi il pilota sapeva, ma è voluto scendere lo stesso (nota a margine, dubito che i piloti si lamentino dei grattacieli, al Kai Tak altrimenti chi ci voleva scendere? Gli aeroporti in condizioni simili sono tantissimi, anche in Italia, ad esempio Firenze, Reggio Calabria, Palermo e soprattutto Napoli.)

L’articolo continua con una descrizione dell’incidente.

L’aereo ha toccato terra nel punto giusto, ma per ragioni ancora non chiare non è riuscito a frenare entro il chilometro e 900 metri della pista principale, arrivando a tutta velocità all’altra estremità. A quel punto il pilota ha cercato di fare un’inversione a U per evitare di finire nell’avvallamento di circa 30 metri a fine pista, ma visto che l’aereo era fuori controllo ha riaccelerato in extremis per cercare di guadagnare quota. Ha così sorvolato a circa 40 metri d’altezza una grande arteria di San Paolo, stracolma a quell’ora, urtando alcuni veicoli con l’ala sinistra, più bassa a causa della virata.
Ha poi distrutto la struttura superiore di una stazione di rifornimento e infine si è conficcato in un edificio di tre piani con un capannone attiguo di proprietà della stessa Tam, nella quale si trovava “molta gente”, secondo vari testimoni.

saopaulo_wideweb__470x2990.jpgQui sento un pò di puzza di cavolata. Un pilota che tenta un’inversione a U per frenare un aereo e poi riaccellera per ritirare su l’aereo è un pilota ubriaco. O inchiodi a bestia, o fai touch & go, ma fai una cosa o l’altra, non tutte e due, specie in una pista corta, inoltre ammesso e non concesso che l’aereo abbia ripreso quota non credo comunque sia riuscito a colpire la strada con l’ala volando a 40 metri d’altezza, dato che l’apertura alare (apertura alare, quindi tutte e due le ali più la fusoliera) di un A320 è di 35 metri (fonte A.net).

Per chiarire il tutto ci vorrà la scatola nera, con dati e registrazioni audio. Io temo che, a meno che non ci siano stati cedimenti strutturali all’aereo (ad esempio ai freni dell’aereo, improvvisamente e senza preavviso), la responsabilità possa essere dei piloti.

Spero che al di sopra di tutto non ci sia una fittizia pressione della compagnia aerea, che ha motivazioni economiche per scoraggiare eventuali riattaccate o eventuali dirottamenti dato che fanno consumare carburante e perdere tempo.

[tags]TAM, San Paolo, Congonhas, Airbus, A320[/tags]

3 Commenti Scritti - Scrivi il tuo

< ![CDATA[Bravo, finalmente una ricostruzione di un incidente aereo fatta con la giusta prospettiva, senza frasi ad effetto e ricostruzioni sommarie come (troppo) spesso si legge sui giornali. Sono stato pilota di Airbus 320 per alcuni anni, e credo che purtroppo ci troviamo davanti ad un classico errore umano. Dico purtroppo perché dare la colpa ai morti è sempre più facile e conveniente, ma in questo caso credo che, per qualche ragione, qualcosa sia andato storto. Escluderei un cedimento meccanico dei freni dell'aereo (tutti? Contemporaneamente? Senza preavviso da parte dei sistemi di borto?), o altre cause strutturali. Solo una cosa. Un pilota che prima cerca di fare un' "inversione ad U" e poi tenta la riattaccata non è ubriaco, è solo un uomo nel panico. So che sono proprio situazioni come quelle descritte che richiederebbero la massima professionalità, ma purtroppo l'essere umano sbaglia; e sbaglia più spesso quando ha paura. Non conosco i risultati dell'esame della scatola nera, non so nemmeno se siano stati resi pubblici. A mio parere è stato un classico caso di acquaplaning su una pista corta, gestito male.]]>

, scritto il 25 Dicembre alle 20:54

< ![CDATA[Mi fa piacere essere riuscito a fare un'analisi giusta, almeno in linea di principio, senza avere alcuna esperienza di volo reale (solo simulato :) ).

Tralasciando gli aspetti tecnici, che sono un aspetto della sommatoria di eventi che concatenati causano un incidente aereo, spesso si tralascia il fattore umano (o cmq l’errore umano), vuoi per rispetto di non non rimane, vuoi per evitare processi di pubblica piazza.

E’ stato così per l’MD a Phuket dove la Torre, mi pare di avere capito, abbia malcomunicato le condizioni meteo (tremendo il filmato del passeggero dopo lo schianto, già postato su bencio.net), è stato così a Toronto dove il Capitano del 340-600 dell’Air France ha attivato tardi i reverse (è stato anche radiato, credo).

Purtroppo la distrazione e l’errore sono, statisticamente, eventi non prevedibili ma possibili; l’ammissione delle responsabilità purtroppo, dopo il clamore della tragedia, si perdono negli incartamente delle eterne indagini.]]>

, scritto il 28 Dicembre alle 01:30

Assolutamente d’accordo, errore umano95% \ guasto tecnico 5%, assoluta nefandezza manovra a “u” o riattaccata. i giornalisti secondo me non sanno neanche il 0,00001% di una procedura di “landing”

Gabriele, scritto il 14 Ottobre alle 19:03
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